Amore Irripetibile

Pubblicato: 26 febbraio 2014 in Uncategorized

“Mi ami?” Chiese stancamente Maria. La sua risposta tardò ad arrivare e quel lasso di tempo, quegli interminabili attimi, quel silenzio snervante e debilitante le aveva dato una sola certezza: La speranza di amare se n’era andata in quel suo dir nulla; d’ora in poi poteva solo mirare alla felicità perché l’amore si era miscelato al suo tacere rendendolo un urlo assordante che volò via nella notte. Non credeva che l’amore fosse così. Una volta che ti trova, ti avvinghia e ti consuma per poi farti rinascere o sprofondare in un immenso buio interiore. Ti annienta, ti distrugge, ti fa scordar quanto sia semplice la vita. Si era impossessato di una parte di lei che nessuno avrebbe mai potuto restituirle. Avrebbe avuto nuove relazioni, nuove avventure e forse nuove illusioni che logorandole l’anima l’avrebbero resa, un domani, libera di esser felice ma incapace di amare. E per un po’ di questo ardente sentimento Maria pensò che valesse anche la pena vivere un futuro in solitudine. Ma doveva ribellarsi. Non si può obbligare ad amare ripeteva dentro di sé ma si poteva far vivere l’altro col rimorso di non aver amato abbastanza. Così lentamente iniziò il suo viaggio verso la rocca saracena. Lì avevano passato attimi stupendi senza parlare, perché a quel tempo non ce n’era bisogno. Solo gli occhi persi nei suoi ed il sorriso di entrambi a cacciar via ogni altro pensiero. Il presente diventò improvvisamente lontano e le sembrò di vederlo per pochi attimi in macchina al suo fianco chiederle dolcemente la strada per andare al luogo del loro primo bacio. I suoi fari si incrociarono con quelli di uno sconosciuto riportandola alla realtà e facendole scendere un piccolo rivolo lungo le guancie per poi unirsi al mento e continuare verso la gola. Non provò neanche ad asciugarsi, doveva sentirsi viva, doveva sentir quel dolore che rendeva il tutto reale. Pochi minuti la separavano dalla spaventosa rocca. Agognata meta di una fine eclatante. Eppure in tutto quel suo peregrinare qualcosa la frenava; sapeva di non poter più amare, il che le sembrò triste e assurdo. Solo ventisei anni e una vita senza amore davanti a sé? Non poteva accettarlo. Eppure l’aria gelida e la notte tarda non sembrarono così incombenti in quel momento. Si guardò intorno alla ricerca di qualche immaginario passeggero che potesse darle il coraggio di fermarsi ma non trovò nessuno. La sua sagoma svettava al suo fianco, immobile, nel silenzio di quell’addio. La verità si era impossessata anche della sua immaginazione e come un macigno la spingeva a continuare su per le viuzze di campagna. Un altro paio di curve e sarebbe arrivata. La meta era ormai prossima. All’alba se ne sarebbe andata come la luna oltre la montagna per lasciar spazio ad un nuovo raggio ed una nuova speranza. Attese. Attimi infiniti scorsero. Immaginava che avrebbe pensato a tutto in quella notte ed invece l’unica cosa che sentì fu un gelido vento accarezzarle i capelli e vide dilatarsi l’oscurità per far posto all’alba. Si voltò verso la rocca e si rivide qualche anno prima salire goffamente i ripidi pendii per raggiungere il vecchio castello diroccato. L’odore di erba bagnata era lo stesso ma le figure che si abbracciavano al sopraggiungere dell’alba erano ormai ben lontane. Forse nascoste in qualche anfratto o separate e destinate a rincorrersi per sempre come il sole con la luna. Era arrivata l’ora. Non poteva più aspettare. Scese dalla macchina, si accese una sigaretta sdraiandosi sul cofano. Il motore ancora caldo le regalò l’unico piacere della giornata poi, mentre si sedeva per porre fine a tutto ciò, un brivido salì lungo la schiena. Tremò. Dei passi alle sue spalle la fecero voltare di scatto e per un secondo vide un’ombra ferma su un lembo di terra a pochi passi da lei. Il sole appena tramontato la accecò e l’unica cosa che vide fu un sorriso svanire travolto dai primi raggi di sole. Lo riconobbe, ne era sicura. Era suo fratello. E sorrideva. A lei, alla vita, al fatto che forse, era sicuro, non l’avrebbe mai fatto. Le trasmise la sicurezza che seppur non alla stessa maniera nuovi amori erano possibili, forse migliori o forse semplicemente diversi. Perché crescendo sarebbe cambiata e la nuova Maria avrebbe avuto bisogno dell’amore, la nuova Maria sarebbe stata di nuovo in grado di amare perché diversa. Si avvicinò dove poco prima aveva visto l’ombra. I passi di qualche sconosciuto avevano solcato quel punto qualche ora prima. Forse una nuova coppia oppure un’altra ragazza sofferente come lei. Non poteva saperlo. Si rimise in macchina senza pensare ad altro e continuando a piangere sofferente. Ma non importava perché a casa la sua sofferenza sarebbe stata minore, perché a casa c’era sempre un sorriso pronta ad attenderla ad ogni suo rientro. Perché a casa non avrebbe mai smesso di essere felice.

Mi son scordato dell’amore.

Pubblicato: 8 novembre 2012 in Uncategorized
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Scordarsi dell’amore non è come dimenticarsi dove hai messo il portafoglio o dove sei stato la sera prima (se non lo ricordi immagino cosa tu abbia fatto). E’ strano ma anche divertente. Guardo le foto di chi si dichiara innamorato ed un sorriso si affaccia sul mio viso, non ricordo le sensazioni di quando anche io credevo di esserlo. Non ricordo nulla di quel che si prova. Forse perché come dicono  in molti non sono mai stato innamorato. E credo sia vero. Ero troppo piccolo, troppo immaturo, troppo preso da ciò che la vita poteva offrirmi o, come mi piace credere, troppo saggio per innamorarmi. Gioia, Sara, Valentina e altre ancora, bellissime esperienze, piccole parentesi aperte e poi richiuse. Così dopo aver capito che nella mia vita non c’era spazio, e non ce n’è ancora, per l’amore, ho pensato che forse il suo lato umano mi avrebbe fatto compagnia. Del resto il sesso porta solo vantaggi a livello fisico e mentale. Ma… anche lì un velo di delusione. Non perché non mi piaccia in sé, è il post-sesso che mi annoia. Il dover star lì a parlare, magari fare il dolce quando in realtà cerchi una scusa per andar via. Così alla fine mi ritrovo più stressato di prima. Pensavo che mio fratello Roberto avesse capito tutto dalla vita (almeno sotto quel punto di vista). Ma ora si è messo in testa questa follia dell’amore. Questa strana parola con cui la gente apostrofa troppo facilmente chi gli sta vicino. E’ diventato pazzo. Parte, va a Budapest, torna, si ferma a Roma. Anche lui, ora come ora, fa parte di quella cerchia di illusi ma per quanto tempo ancora è un mistero. Così per una persona come me che non sa cosa sia, ce ne sono altre 10 che credono di saperlo ma una sola che effettivamente sia innamorata. Se mi avessero chiesto a suo tempo: “Leonardo ma la ami veramente?” Se avessi risposto sinceramente avrei avuto molti meno pensieri e forse non avrei ferito nessuna. Non che ora stanno male anzi, meglio di prima. Qualcuna è partita per l’Austria un paio si sono sposate, un’altra sta con un mio amico. Di altre non ho più notizie. E forse è meglio così.
Non può mancarmi ciò che non ho mai provato e che se tutto va bene non proverò mai.

Le rive del fiume

Pubblicato: 3 novembre 2012 in Uncategorized
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LE RIVE DEL FIUME.

La prima volta che pensai a quanto mi sentissi solo mi trovavo sulle rive di questo verde fiume che è il Tevere. Mi ci affacciai e vidi la mia immagine riflessa sul fondo, come se stesse affogando in quella melma che ormai fa parte del panorama romano. Avete mai pensato al suicidio? Beh io si ma mai in maniera seria, come per gioco, come per immaginare un qualcosa che non potrebbe mai accadere. Insomma per me il suicidio è un po’ alla stregua di un’invasione aliena. Però quel giorno per scherzo ci riflettei. Dissi tra me e me che un salto nel verde e tutto si sarebbe sistemato, niente più stress da ricerca di lavoro, da esami universitari, da ragazze e tutti i problemi che portano. Poi dissi: “No, niente birra, niente sigarette, niente libri e niente sesso? Meglio vivere!” Che senso ha rinunciare a tutto ciò? Nessuno. Mentre camminavo ogni tanto la mia sagoma da sotto continuava a chiamarmi ed affascinarmi per come si allungava e rimpiccioliva al cambiare della mia distanza dalla riva. Ho sempre giocato con le ombre e con i miei stessi passi. Poi l’acqua del fiume ti accompagna quasi sempre, ovunque vai. E’ diventata una presenza, una strana compagna di vita. |Immobile, pronta ad accoglierti ma così egoista da non volerti più lasciar andare via. Ora che l’unico fiume che ho al mio fianco è il torrente Montagnareale, essendo tornato nella piccola ed odiosa Patti, mi rendo conto di quanto bello e affascinante fosse il Tevere. Non di per sé, lo stesso fiume, in un luogo diverso, avrebbe fatto rabbrividire il più incallito inquinatore, ma lui, dormiente da secoli lungo i fianchi della capitale, ha un fascino inconsueto ed insensato. E’ come parlare di Picasso ed invece di dire che era un fottutissimo pazzo con tendenze al suicidio ed ad auto-amputarsi, dire semplicemente: Era un genio. Ma la verità si sa, per quanto genio era pur sempre “fottuto di testa”. Allo stesso modo il Tevere per quanto affascinante, resta pur sempre un fiume di melma in cui probabilmente sguazzano topi grandi come coccodrilli.

In questo blog volevo parlare dell’alcol ma poi ho pensato che le uniche due cose che so fare bene sono: Bere e Mentire e di entrambe se ne può fare un’arte.
Per scrivere un manuale del genere occorrerebbe prima di tutto capire cosa sia una bugia (esiste o non esiste?), come dirla , quando ed a chi.
Partiamo dal presupposto che le bugie non esistono, sono una nostra invenzione; un po’ come le mezze verità. A ben vedere esistono solo verità. Per questo mi piace ripetere che “Non esiste miglior bugiardo di chi dice la verità”.

Cosa vuol dire? Che non devo mentire? Assolutamente no! Ma semplicemente che se vuoi mentire bene devi “Credere” alla tua verità. Se convinci te stesso che una bugia sia vera solo allora potrai convincere anche gli altri. Bisogna prima mentire a se stessi e poi “ingannare” chi ci circonda. Che poi di inganno non si tratta; ne siamo effettivamente convinti.

La menzogna è un processo privato ed intimo che può essere condiviso solo dopo averlo superato nel profondo.

Mentire agli altri è moralmente ed eticamente sbagliato, ma farlo a se stessi per poi offrire una verità ha una duplice funzione:
1) Ci rende credibili. (Non si comprende l’inganno se lo seppelliamo al nostro interno per poi cancellarlo).
2) Ci libera dai limiti che una morale troppo sviluppata (non è il mio caso) potrebbe imporci.

Quindi: mentire agli altri MAI; a se stessi OGNI VOLTA che lo si ritiene necessario.

Col passare del tempo cosa accade? Che non si riesce più a riconoscere e controllare la verità. Qualunque essa sia (se quella effettiva o quella da noi creata) prende il sopravvento e ci conduce dove desidera lei. Ed in quel momento anche se non ne siamo consapevoli siamo di fronte alla BUGIA PERFETTA. Non la si riconosce e vive di vita propria auto-alimentandosi passando di bocca in bocca. Come un boomerang ritornerà da te profondamente cambiata, irriconoscibile e cosa stupenda: VERA!

5 cose da FARE quando si beve.

Pubblicato: 30 settembre 2012 in Uncategorized
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Si sa, quando si esagera con l’alcol il problema non è come ci si sentirà il giorno dopo, quello si è già messo in conto quando ad inizio serata, ingenuamente, ci siamo versati il primo bicchiere di birra. Il problema è mantenere il controllo della situazione quando, arrivati alla decima birra, tutto inizia ad avere un senso diverso. Tempo, mondo, colori, luci e persone. Così ci sono delle cose da FARE ed altre da NON FARE dopo aver raggiunto (e forse superato) il nostro LTF (Limite di Tolleranza Fisico).

[ndr. Il “Limite di Tolleranza Fisico” è un limite variabile. Esso cambia da individuo ad individuo ma anche, nella stessa persona, da giorno a giorno. E’ determinato da vari fattori tra cui la quantità di alcol ingerita la sera prima; lo stato fisico (stanchezza, sonno, dolori, etc..); lo stato psicologico (nervosismo, depressione, eccitazione, etc..). Solo dopo averlo superato svariate volte ed influenzato da diversi fattori l’individuo arriverà ad una tale consapevolezza di se stesso da poter riconoscere i sintomi e capire che si è vicini all’LTF. In questo caso il superarlo non è una casualità ma una scelta consapevole.

Ecco le 5 cose da FARE:

I) Keep calm (Mantieni la calma). Rilassati e fai un lungo respiro. Non è il mondo che ti circonda che sta’ improvvisamente cambiando ma solo la tua concezione di esso. Vedi tutto sfocato? Non riesci a seguire i discorsi più semplici di chi ti circonda? Le gambe fanno fatica a trascinarti lontano ed il tempo sembra non aver più senso? Benissimo, stai per superare il tuo LTF. L’unica cosa da fare è trovare un posto tranquillo, rilassarti e ripetere a te stesso che va tutto bene (magari nella tua mente per non far capire agli altri che in realtà sei ubriaco cotto). Questo è il momento giusto (anche se non sei un fumatore) di accenderti una sigaretta ed inspirare il suo veleno. Potrebbe essere una soluzione temporanea ai tuoi tanti problemi!

II) Ricordati che la linearità del tuo mondo è ormai del tutto compromessa. Vivi momentaneamente un universo in cui la retta non è stata contemplata e tutto si trasforma in linee curve il cui andamento ti è ignoto. Così il tuo percorso diventa una specie di vortice nel quale ti perdi continuamente.

III) Ovunque tu sia (pub, discoteca, wine bar, etc..) prima di sederti al tavolo o passare dal bancone per il primo cocktail una cosa fondamentale da fare è perlustrare il locale. Ci sono tre cose che devono essere memorizzate:
a) Posizione del bagno. Sicuramente sino a fine serata andrai dalle 4 alle 8 volte.
b) Uscita.Quando il mondo diventerà curvilineo sarà l’unico luogo verso cui spererete di andare.
c) Barista attraente. Già il bere costa, almeno rendete questa spesa piacevole.

IV) Se ci sono cose da ricordare dentro al locale ce ne sono anche alcune, altrettanto importanti, da tenere a mente fuori.
a) Come sei giunto lì / Dove hai parcheggiato. Fondamentale sapere sempre dove si trova il mezzo con cui siamo partiti. Che sia nostro o di qualche amico dobbiamo essere in grado di raggiungerlo da soli. Quindi: memorizzare esattamente la sua posizione. Come fare? Un buon metodo è di ricordarsi i bar davanti ai quali si passa (specialmente nelle grandi città in cui tutti gli angoli sembrano uguali). Questo semplice e banale metodo funziona per qualsiasi persona con la tendenza al bere perché se c’è una cosa che un ubriaco sa raggiungere, anche quando non è in grado di riconoscere gli amici che lo circondano, è proprio un nuovo bar per una nuova birra.
b) Dove sono le chiavi della macchina. Anche qui qualche accorgimento per evitare di trovarci, a fine serata, davanti alla nostra macchina senza poter accedere ai suoi comodi sedili. Per prima cosa MAI mettere le chiavi nella stessa tasca del portafoglio. E’ scientificamente provato che un ubriaco tende a prendere questo oggetto più volte rispetto ad una persona sobria. Ma, spesso e volentieri, non fa caso se dalla sua tasca fuoriescono altri oggetti al momento non utilizzabili. Diciamo che il suo unico obiettivo è il portafoglio per un nuovo drink. E questo sino a quando non si svuota. Allora anche quello diventerà un oggetto momentaneamente inutile. Per seconda cosa MAI dare le chiavi a qualche amica con la borsa. Al salir del livello alcolico dimenticherai di averle messe “al sicuro” ed entrerai in panico quando toccandoti non sentirai il loro peso in tasca. Inoltre avere le chiavi e ricordarsi dov’è la macchina ti da un luogo sicuro nel quale addormentarti e riprenderti.

V) MAI spegnere il telefonino ma… Diciamo subito che il cellulare in alcuni casi diventa il nostro unico mezzo per farci trovare da qualche buon’anima intenzionata ad aiutarci. Ho trovato gente dietro camion di fichi d’india, in spiaggia, sdraiati su muretti o seduti a terra appoggiati alla propria macchina. E tutto questo grazie a qualche parola biascicata per pura fortuna al telefono. Ma… perché quel ma? Semplice… prendete un ubriaco, dategli un telefonino e sicuramente inizierà a chiamare chi non deve dicendo cose che non dovrebbe dire per poi svegliarsi il giorno dopo e pentirsi del poco che ricorda. Ma cosa ancora peggiore restare col dubbio di quello che si è detto. Per questo è buona norma:
a) Il giorno dopo controllare chiamate fatte e messaggi inviati. A volte non vorresti saperlo ma devi.
b) Per chi si conosce e sa i numeri che maggiormente chiama è buona norma prima di uscire per andare a bere appuntarseli su un foglio di carta da lasciare a casa e cancellarli dal telefonino. (Funziona, ti ritroverai a fissare lo schermo del cellulare un po’ deluso dal non poter fare minchiate ma sicuro che il giorno dopo sarai grato a te stesso della scelta fatta!)

Queste sono le 5 cose che sino ad oggi, a prescindere da luogo, amici o quantità di birre bevute, mi hanno sempre permesso di arrivare a casa sano e salvo. A presto per le 5 cosa da NON FARE quando si beve :)..

Che bevitore sei?

Pubblicato: 21 settembre 2012 in Uncategorized
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Mentre osservo la gente che mi circonda noto con piacere che sono le solite facce che mi hanno accompagnato durante quest’estate con l’ennesima bottiglia di birra in mano interrotta, ogni tanto, da un rum. Ricordo le varie serata passate prima con uno, poi con l’altro e mi rendo conto che esistono vari tipi di “Bevitori”; ognuno con una sua caratteristica, sue potenzialità, un limite di tolleranza diverso ed un atteggiarsi nei confronti degli altri particolare. Loro ne sono in questo momento la prova vivente!

1) Il bevitore nei fine settimana = Resta a casa da domenica a venerdì senza dare troppe spiegazione per uscire solo il sabato. Di solito, vista la rabbia repressa dallo stare a casa, e constatato che il fegato ha riposato in quei sette giorni più di quanto il mio abbia fatto in un’estate intera, beve a dismisura e spavaldamente ti sfida sapendo che comunque vada a finire il giorno successivo sarà di riposo.

2) Short Drinker = Indipendentemente dal numero di serate che si fa beve solo shortini. Dalle svariate tipologie di vodka (liscia, mela, melone etc…) ai differenti tipi di rum (accompagnati o no con la pera). Continua con un bicchiere di limoncello (non sorseggiato ma bevuto “alla botta” il che lo rende molto simile ad uno shortino) per finire la serata con una bella tequila liscia. Così lo short drinker può sentirsi soddisfatto e tornare a casa sulle proprie gambe (Forse…)

3) Il Birraiolo = Toglietegli tutto ma non la sua birra. Che sia Weiss, Messina, Corona, Peroni, Menabrea, e chi più ne ha più ne metta, non si ferma sino a quando non si sente gonfio e senza più spazio. Rara evenienza perché è convinto che in fin dei conti ad una birra da 33cl corrisponda una normale pisciata. Quindi ogni volta che si reca al cesso per urinare il suo cervello manda l’impulso di prendere un’altra birra. Ne beve dagli 1,5 ai 2,5 litri quando non è in forma per arrivare anche al doppio quando la serata e l’umore sono quelli giusti.

4) Il super-A = Naturalmente la A sta per Alcolico. In questa categoria ci sono due tipi di individui che affrontano il cocktail in maniera profondamente diversa:
A = E’ cosciente della sua resistenza e di aver abbastanza soldi per passarsi l’intera serata al bancone. Dall’alto del   suo cocktail (che sia un Negroni, quattro bianchi, gin lemon, etc…) Guarda la birra del vicino con aria di sfida per    poi domandare: “Ma chi fa, bevi acqua? Vaci nte spaddi!!” (Trad. Ma che fai, bevi acqua? Fa male!!). A fine serata molte volte si ritrova in spiaggia, nel bosco o fuori da qualsiasi locale a vomitare anche l’anima. Ma con la consapevolezza che dopo una bottiglietta d’acqua, un panino e un po’ d’aria fresca è pronto per tornare solo a casa. Ogni volta che esce e si presenta una serata del genere si ritrova a spendere dai 50 ai 70 euro.
B = E’ cosciente delle sue limitate capacità economiche e della sua breve resistenza ai super alcolici. Esce da casa con al massimo 20 euro e cerca il bar dove i cocktail, seppur non eccellenti (non si rende conto, già dopo il secondo, del loro sapore) costano meno. Si presenta al barista quasi intimorito dalla sua richiesta e sottovoce gli dice: “Fammi la cosa più forte che puoi” lasciando intendere con lo sguardo che il tempo è poco ed anche la moneta. Di solito si mantiene tranquillo sino a poco prima di entrare in discoteca quando, in poco più di venti minuti, beve tutto ciò che può in modo da potersi dare la “botta” e reggere per tutta la serata. Non sfida nessuno e sa quando è il momento di defilarsi.

5) Scroccone = Tipologia maggiormente femminile. Sa che anche senza un euro questa sera riuscirà ad ubriacarsi. Non ha un piano o nulla di programmato crede semplicemente in questa grande verità. A fine serata, quando ormai torna storto verso la macchina, si gira verso gli amici con frasi del tipo: “Mi hanno offerto da bere tutta la serata” ; “Il tizio/a del bancone lo/a conoscevo e non mi ha fatto pagare nemmeno una tequila” etc. Per poi ancora in preda ai fumi alcolici spararle davvero grosse del genere: “Mi sono fatto 20 tequile lisce stasera”.

6) Mimik = Questo bevitore risulta piacevole e discreto. Lo vedi spesso con una birra o un bicchiere di coca cola che tenta di mimetizzarsi. Gli piace bere, ma senza troppa pubblicità, all’interno del suo piccolo gruppo di amici. Tra tutti è forse il più pericoloso. Beve per puro piacere, raramente per sfida, e ha una resistenza incredibile. Quando ti offre da bere pensaci due volte infatti quasi sicuramente la sua birra è per metà corretta col gin e la sua coca cola in realtà è rum macchiato coca. Una leggenda locale li descrive come esseri dal fegato d’oro che sino a quando l’ultimo compagno resta in piedi non smettono di bere. Prove sul campo mi hanno dimostrato la veridicità di queste voci ma anche che come detto altrove: “Non si può bere per sempre”. Anche loro hanno un limite. Il problema è: come farglielo raggiungere?

7) Vinaiolo =  Questo bevitore, quando si ritrova a casa o in compagnia del suo ristretto gruppo di amici e deve scegliere cosa comprare per un finto aperitivo col solo scopo di bere, pressa pesantemente per il vino. E’ metodico nella quantità di bottiglie da prendere ed utilizza una formula matematica precedentemente descritta. Si fa aiutare da un amico/a nella scelta dei vini: “Se si deve bere vino, si deve bere quello buono”. Almeno così dice davanti agli altri. In realtà, in solitudine, beve ogni tipologia di vino ad esclusione del tavernello. E non perché non gli piaccia ma per una questione di puro principio. Quando si reca al supermercato, col fido compagno al fianco, calcolatrice alla mano tenta tutte le varie combinazioni di prezzi sino a quando non trova quella perfetta che gli permetta di spendere tutti i soldi rimasti. Una fatica ed uno stress che saranno a breve ripagati. Sue dichiarazioni tipiche sono: “Non bevo birra perché me ne servono troppe” oppure “La birra mi fa venire sonno”.

8) Bevitore “senza religione” = E’ una specie di spugna. Beve a prescindere da colore, quantità, qualità o sapore del liquido che si trova tra le mani. Spesso chiede a chi glielo porge: “Cos’è?” ma l’unica risposta che riceve è “bevi, assaggia!”. Così ignaro di ciò che lo aspetta, quasi fosse un sommelier, agita il bicchiere e lo avvicina al naso (Nel caso in cui sia già ubriaco si verserà parte del cocktail addosso) e rimasto ignorante su cosa effettivamente sia lo beve avidamente. Ovunque tu lo veda o qualsiasi cosa stia facendo quando lo inviti a bere si ferma (sempre che non sia già col bicchiere in mano) e ti accompagna al bancone dicendo: “prendo quello che prendi tu”. Tra i vari tipi di bevitori è quello più estroverso e di compagnia ma, a causa di un difetto genetico per cui non riesce mai a dir di no, a metà serata cede. Spesso ti si avvicina barcollando dicendo di aver bevuto troppo e che non ce la fa più. Ma cosa strana dopo appena 5 minuti è con un nuovo bicchiere ed un diverso compagno di bevuta.

Una cosa ho imparato questa estate: c’è sempre un motivo per cui si esagera nel bere. Chiedersi quale sia fa bene, ma berci sopra è molto meglio!

Regole del bevitore!

Pubblicato: 19 settembre 2012 in Uncategorized
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Ci sono troppe regole nella vita; molte sbagliate altre forse giuste. Non sono qui per giudicare (Non sono mai stato bravo a farlo e non mi piace nemmeno!). Comunque come ogni cosa che NON si rispetti anche questo blog (a causa della filosofia da cui è nato) impone delle regole. Semplici, lineari e facili da apprendere! (almeno al momento sembrano così).

a) Ogni articolo qui presente nasce in uno stato di alterazione psico-fisica in cui mi ritrovo a scrivere su rotoli di carta igienica, angoli strappati ai manifesti pubblicitari per strada, pacchetti di sigarette o come sms sul telefonino che mi invio da solo e di cui perdo memoria sino al giorno dopo (altri mezzi attualmente mi sfuggono).

b) Anche le regole che sto’ scrivendo vengono redatte in un momento di alterazione psico-fisica (naturalmente il giorno dopo alla rilettura vengono corrette per evitare gli evidenti errori grammaticali che un ubriaco può commettere).

c) Sono maggiormente graditi i commenti da parte di gente che nel momento in cui scrive è in procinto di brindare alla vita od a qualsiasi cosa lo renda felice!

d) Chi è razzista verso gli estimatori delle bevande alcoliche è pregato di abbandonare il blog, uscire, e farsi una birra per sentirsi parte della comunità.

e) Solo due cose non si tollerano: la pizza senza birra ed una cena senza vino!

f) Nbv = Ni + 3 [Il numero delle bottiglie vino (Nbv) deve essere uguale al numero degli invitati (Ni) più 3)]
Nbb = Ni * 4 + 5 [Il numero delle bottiglie di birra da 66cl (Nbb) deve essere uguale al numero degli invitati (Ni) moltiplicato 4 più 5 di scorta.

g) Regola fondamentale, quando si beve in compagnia, si può cedere. L’ubriacarsi deve essere una scelta propria, uno stile di vita, un’ispirazione del momento.

h) I limiti fisici esistono: “Non si può bere per sempre”. il saggio sa quando fermarsi; il guerriero continua oltre ogni limite, si mette alla prova, e se crolla lo fa con onore; lo stolto arriva a vomitare. Ma solo lo stolto può diventar guerrirero superando i propri limiti, mentre il saggio rimarrà tale senza saper mai sino a dove potersi spingere!